C’è molto futuro in giro, ultimamente. Ci interroghiamo sempre sul futuro. Sarà perché il recente passato ha indebolito la sicurezza e la fiducia con cui guardiamo agli anni che ci aspettano, sarà per l’attesa crescente che qualcosa cambi nella società, nell’economia e nella politica. Sarà perché invecchiamo come società e il tempo davanti non ci sembra più quello infinito dei giovani ma la risorsa scarsa della vita degli adulti.
E così si moltiplicano riflessioni, articoli, convegni e fondazioni sul futuro: come usciremo, anzi, come ricadremo nella crisi finanziaria, quando finirà il ciclo di Berlusconi, ci attende una nuova era di neo-romanticismo, riusciremo a sanare le grandi lacerazioni geo-politiche del pianeta, come ci procureremo l’acqua e l’energia…
Se guardiamo con paura oltre i confini di ciò che conosciamo, avremo paura del futuro. Come scrive Khaled Fouad Allam, il futuro è una terra straniera.
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